giovedì 10 maggio 2012

Intercettazioni telefoniche.


Il mondo del cromosoma Y non è del tutto consapevole dell’importanza del confronto femminile su qualsivoglia faccenda della vita. 
Non esistono scelte serie o facete, firma di un contratto di lavoro, relazioni leggere o matrimoni secolari che non siano passati al vaglio delle nostre amiche.
Non sono lontani i tempi in cui si allestivano lunghi CDA per cercare di decifrare insieme la qualità delle intenzioni dei nostri potenziali lovers: era fondamentale sapere tutto di loro, dalle scelte d’abbigliamento (c’è gente che è stata abbandonata –e giustamente- per l’abuso di pantaloni a sigaretta), alla selezione musicale (non pretendevamo certo l’Unplugged dei Nirvana -altrimenti vi avremmo sposati-, ma non bisognava neanche stupirsi se, dopo essere state costrette ad abbozzare un finto sorriso in una macchina satura di 883, facevamo disperdere le nostre tracce), agli atteggiamenti sintattici. 

Nei citati consigli d’amministrazione del cuore, non erano ammesse tradizioni di seconda mano o vaghi riassunti di contenuto: il circolo Pickwick della cameretta pretendeva di teletrasportarsi nel tempo e rivivere l’appuntamento/telefonata/incontro casuale sull’autobus come fosse accaduto IN SUA PRESENZA. La domanda più ricorrente diventava: “Sì, ma che PAROLE ESATTE ha usato?” (consapevoli che per la felicità della nostra amica il rigore filologico fosse doveroso).
Per inciso, le decisioni assunte a maggioranza del Consiglio andavano tassativamente rispettate dall'interessata (anche qualora essa non fosse consenziente: il fondamento di questo deficit democratico era che i pantani si potevano definire in tutta la loro melmosa gravità solo con il grandangolo dell'amicizia e non quando ci stavi dentro con tanto di calzini bianchi).

Ho usato il passato, ma solo perchè gli 883 si sono sciolti: non crediate che la cosa non mi riguardi più. Questo tipo di malata dinamica, infatti, accade tuttora.
Forse perché siamo convinti (io almeno ancora ci sbatto la testa) che le relazioni sentimentali siano una scienza esatta: nelle nostre menti malate, a determinata azione corrisponde sempre paritaria reazione, con una legenda specifica per qualsiasi comportamento. Quindi, se lui risponde al tuo sms dopo troppo tempo è -senza possibilità di appello- un anaffettivo che vuole mantenere le distanze, vittima della sindrome da fiato sul collo (per un messaggio? E che sarà mai, si tranquillizzasse), che è ancora prigioniero dei suoi traumi familiari oppure non ha ancora dimenticato la sua ex. Mentre magari, il poveretto, era semplicemente sotto la doccia o aveva il telefono in modalità silenziosa. 

Sappiate che il (crescente) numero di ore tra il nostro sms e quello della risposta del nostro accompagnatore è direttamente proporzionale alla quantità di improperi: se il nostro era un messaggio di buongiorno e voi esitate nel silenzio (magari per validissime ragioni), alle 10 siete ancora giustificati dal traffico e dall’affogante lavoro d’ufficio, alle 12 cominciamo a considerarvi leggermente scorretti, alle 15 siete piuttosto cafoni. Alle 18, abbiamo già chiamato almeno tre delle nostre più care amiche per parlare furiosamente di voi. No, dico: come vi permettete? Con noi avete chiuso, tanto più che non ci ricordiamo neanche il vostro nome di battesimo. E poi quel locale dove ci avete portate al primo appuntamento non era neanche un granchè. 
Alle 20, finita la giornata e con la giusta calma, ci rispondete.
Poche righe, ma delicate e d’attenzione verso di noi. 
Vi scusate, ma il cell era rimasto a casa.
Rileggiamo il messaggio con gli occhi mille e mille volte. 
Resettiamo tutto l’odio che avevamo provato per voi fino a un attimo fa.

Aggiungo che oggi, grazie a Jobs e Zuckerberg, nostri nemici-amici (sì, perché a volte sarebbe più sano non sapere se lui è on line su Fb o su Whatsapp, visto che non ci ha ancora risposto), abbiamo una nuova, preziosissima, possibilità: inviare direttamente alla nostra amica l’intera conversazione
E’ tutta una questione di correttezza filologica. Le parole sono importanti: chi parla male, pensa male (cit.). Quindi, quando i dubbi sull’amore si fanno complessi, i CDA devono concentrarsi direttamente sulle fonti primarie: Cosa ti ha scritto su Skype? Perché risulta on line su Whatsaspp -dunque hai la prova che abbia letto il tuo messaggio autoironico e colto- ma non ha ancora replicato alla tua eccellente battuta (autodomanda/1)? Quanti punti esclamativi ha usato? Faceva sul serio quando ha scritto: "Sono stato benissimo!"(autodomanda/2) ? Fammi capire: l’hai contattato prima tu o si è fatto risentire lui? Ha usato lo smile
Nei casi più degni di nota (sia in negativo che in positivo), il nostro amico I-phone ci libera dai rischi di un pericoloso gioco di fraintendimenti nei resoconti, fornendoci addirittura la possibilità di fotografare il display e inviare l’immagine della conversazione, per permettere alle nostre amiche di lavorare scientificamente sulle prove.


Ecco dunque svelato un piccolo segreto ai nostri amici uomini: tutto quello che dite (oltre a poter essere usato contro di voi) viene letto da ALMENO quattro amiche: due di esse -scelte per le loro competenze quasi benedettine- provvedono a glossare il vostro messaggio (facendo uscire fuori, come per effetto di inchiostro simpatico, quello che gli uomini non dicono); hanno sufficiente spirito di lucidità e frenano le nostre ire funeste da Erinni scomposte. Le altre due, invece, sono quelle che stanno sempre dalla nostra parte, anche quando ci frequentiamo con il Mahatma Gandhi (e ci danno piena ragione mentre ci lamentiamo che, per lui, quella stramaledetta marcia del sale sembra essere più importante di uno spritz con noi). Il nostro umore risulterà dal giusto bilanciamento tra le parti.

Per il mese di maggio, l'indovino Branko afferma che gli amici della bilancia potranno finalmente cominciare a parlare a cuore aperto. Se mai dovessero rispondermi male, posso sempre fotografare la conversazione.









mercoledì 11 aprile 2012

Pre-appuntamenti contemporanei: il social stalking.

Nella buia stagione della mia adolescenza, mi sono fidanzata con diversi ragazzi. Molto spesso a loro insaputa. Nel senso che io decidevo con romantica determinazione che sarebbero stati i miei compagni di vita, senza che necessariamente nessuno di costoro sapesse il mio nome o mi rivolgesse la parola (più tardi il destino cinico e baro mi ha insegnato quanto queste premure fossero la chiave di lettura per una vita decisamente più serena: è proprio quando ti scambi le prime generalità con il tuo futuro partner che cominciano a nascere quei problemi che, da sola, non avresti avuto).
Per perfezionare il mio innamoramento e procurarmi una minima speranza di reciprocità con il malcapitato, organizzavo una vera e propria ricerca sulla sua vita e sui suoi interessi: non essendo affatto la più bella della scuola, avevo capito che dovevo puntare tutto su una simpatia guascona e su un'artificiale affinità di coppia (costruita a tavolino nel segreto della mia cameretta). Ho cominciato presto a non essere più una Capuleti.

Oggi, invece... "Hai acquisito la giusta fiducia in te stessa e non ti avvali più di questi tristi espedienti", direte voi? Assolutamente no.
Oggi, invece -volevo scrivere- il geniale quanto antipatico Mark Zuckerberg (il quale evidentemente ha passato gran parte della sua giovane vita a pedinare le sue ragazze preferite. Mark, hai tutta la mia solidarietà) ci ha fornito un ottimo strumento per continuare a coltivare le nostre insicurezze, senza violare alcuna sociale regola di buon gusto e senza incorrere in spiacevoli inconvenienti. Che so, una denuncia penale o una serie di insulti.
Grazie a Facebook, infatti, possiamo arrivare preparatissime al nostro primo appuntamento (o, addirittura, possiamo decidere di non averlo mai, improvvisando una febbre malarica).
Lo stalking certosino sui social network (per le più circospette che abbiano la sventura di imbattersi in uno snob ripudiante Fb o Twitter, consiglio di creare un profilo fake su Linkedin e farsi un'idea almeno del suo lavoro e delle sue capacità di scrivere un curriculum) può estendersi anche alle attuali fidanzate dei nostri ex.
Ma questa è, evidentemente, solo un'ipotesi di scuola :-)

La prima occhiata va alle sue informazioni di presentazione: orientamento politico e cantanti preferiti (che possiedono lo stesso peso specifico. Anche i comici sono importanti: se ridi a crepapelle con Virginia Raffaele e sei spesso d'accordo con gli interventi domenicali della Littizzetto, sei già il mio migliore amico) danno un primo, interessante ritratto (almeno a me, che da buona signorina Rottermeier applico schemi anche al cuore).
Poi, è subito bacheca: sperando che non sia intasata di link pseudo gladiatorii ("Ho imparato dalla vita che quello che non uccide, fortifica) o -mai sia- sentimental stucchevoli ("L'amore è come una farfalla: se lo lasci andare, vola via". Li ho letti davvero, giuro), scorrerete tutti i vecchi post almeno fino al giugno 2011, in cui vi sincererete che lui abbia votato almeno due SI ai referendum. In questa malata ricerca, vi imbattete nella pubblicazione di alcune canzoni di De Andrè. Quelle giuste (ma quale canzone di De Andrè non è giusta?).
Se tutto torna, siete praticamente pazze di lui: non vi sfuggirà più NIENTE: nel giro di un'ora sapete che ha visitato la Thailandia, il Messico e la Val di Non; è stato una settimana a New York e un fine settimana a Valencia.
La scorsa domenica ha partecipato ad un mercato vintage a Monti (lo amate ogni minuto di più), sembra abbia un animo sensibile, ma ancora non avete capito se potrete mai confidargli che sapete a memoria tutte le puntate dei Simpson e  avete pianto a Toy Story III.

Se c'è una cosa che ho imparato durante queste investigazioni, è che a trentatrè anni ancora non riesco ad accettare che le persone possano apprezzarsi tra loro senza alcuna sovrastruttura.
Sarà perchè ho letto troppo (e male) Marx.

Senza parlare della fatica di disimparare -una volta con lui- tutte le informazioni acquisite, per non incorrere nell'incresciosa autodenuncia del vostro stalking (leggi: "Bello il tuo tatuaggio! L'hai fatto in Brasile quando sei partito nel 2008, giusto?" ...)


Per il mese di aprile, Branko vaticina per noi battitori liberi della bilancia un "periodo pieno di interessanti opportunità di nuovi incontri".
Ottimo, sono pronta. Purchè non sia un tipo intransigente e certosino come me, altrimenti sono spacciata.

martedì 13 marzo 2012

Momenti di trascurabile singletudine.

Murakami Haruki ha scritto che chi vive da solo gode di irrinunciabili abitudini che possono essere considerate quasi silenziosi riti magici. Credo che una tale poesia narrativa si riferisse a quelle sottili dolcezze che soltanto chi ha lo sconto all'Ama Rifiuti per residente unico può provare: entrare in casa e sentire esclusivamente il rumore dei propri passi (certe sere non siamo in grado di sopportare niente altro che noi stessi); mettere i piedi sul divano senza togliere le scarpe; scrivere con il computer sulle gambe, nel proprio letto, mentre si addenta del disordinato cibo croccante; bere un vino e guardare fuori dalla finestra, mentre in stanza ci sono solo i nostri gatti e Nina Simone. A questi impalpabili piaceri, io aggiungo anche, con orgoglio: la possibilità di riempire il frigo di Coppa Malù senza subire alcuno sguardo giudicante; non dover mai sbrinare il freezer; togliersi il pigiama alle 23 per mettersi i tacchi e uscire di volata con una decisione dell'ultimo minuto, perchè è arrivata una telefonata amica che vale la pena di onorare; cantare Lady Gaga a squarciagola (sono fortissima in The edge of glory) con una spazzola a uso microfono.

Detto questo, vivere da soli significa anche rendersi conto di quanto sia importante non essere soli. Almeno in alcune circostanze fondamentali:
1) quando escogitate imbarazzanti soluzioni per chiudere il vostro vestito (la cui caratteristica principale è quella di avere una chiusura lampo di un metro), dopo esservi contorte per mezz'ora su voi stesse come un gatto impazzito che insegue la sua coda come un corpo estraneo. A differenza del gatto, voi vi slogate una spalla e uscite con il torcicollo;
2) quando fate una scoperta esilarante o intelligente in rete e, poichè siete consapevoli che alcune cose esistono solo se condivise, chiamate la vostra amica del cuore specificamente per esclamare: "senti che cosa geniale che ho letto su Google!", dimentiche del fatto, però, che sono le due di notte, lei ha due figli in età scolare e un marito accanto che vi odia da sempre (in particolare, da quando voi l'avete ospitata a casa vostra durante la sua indecisione e le avete detto: "non sei obbligata a sposarlo, se non vuoi". Lei, ovviamente, l'ha sposato. Voi, da quel giorno, guardate lui di sottecchi, come a tenerlo d'occhio; lui invece, da quel giorno, vi disprezza proprio. Ad oggi vi odiate con garbo);
3) quando riuscite faticosamente a portare la tazza stracolma di latte dalla cucina al divano, davanti alla televisione, senza che nessun cereale sia caduto sul parquet. Ottimo, il mondo è vostro. Ma, disgraziatamente, vi accorgete troppo tardi che il telecomando non è a portata di mano e voi vi stavate già pregustando la visione di una puntata di American Dad, non certo di quella storpiatrice di mobili di Paint your life. Urge cambiare canale, ma siete sole. Così tentate una serie di evoluzioni equilibristiche con il piede che neanche nella finale del mondo di Twister. Naturalmente, la fine versata del latte con i cereali è quasi scontata.
La lista di occorrenze sarebbe ancora lunga, ma è evidente che ciascun elenco puntato o numerato di questo tipo è inversamente proporzionale al proprio grado di dignità, quindi il basso profilo è d'obbligo.

L'amico Branko, perfettamente indovinando il momento storico della bilancia, ammonisce i lettori: in questi giorni, la sfera pratica richiede attenzione e tempismo. Ergo, o mi ricordo di lasciare il telecomando sul tavolinetto davanti alla poltrona, o comincio a cercare un coinquilino.

giovedì 1 marzo 2012

Segreti e bugie.



Una volta un amico, incaricato di comprare un regalo collettivo per una trentenne in procinto di festeggiamento, mi disse: “Sai, alla fine abbiamo deciso di non prendere più il regalo da Intimissimi, perché non avevano il coordinato con quelle culotte chic che le piacevano tanto. E si sa che voi donne vi sentite a disagio se non indossate un intimo coordinato, giusto?”.
Impossibile che in quel momento non mi si visualizzasse prontamente davanti l’ologramma del mio cassetto biancheria: un tripudio di assurdità scoordinate in assetto post-atomico, di fronte al quale anche Gil Grissom deporrebbe le armi.
Assurdità che, peraltro, se non ho un appuntamento galante in vista (e, a questo punto, scatta immancabile un rumore di vento e di balle di fieno che rotolano nel Far West. Ennio Morricone ride beffardo sull’arso suolo della mia vita privata), mi mescolo addosso come fossi un Pollock ambulante. Pura body art dell’imbarazzo, in cui mutande della nonna di dubbio gusto (culotte chic? Sì, come no) si sommano ad anonimi reggiseni (che, per la cronaca, viste le mie misure, assumono un valore meramente figurativo). Maglie della salute degne di una vecchia operaia della Germania dell’Est si giustappongono ad un immancabile paio di calzini della Adidas (che invece sono il mio personale tributo alla Germania ovest), secondo il preciso e stridente codice binario scuro-chiaro-scuro-chiaro (anzi no: scuro-grigiastro-scuro-grigiastro. Le mie lavatrici ultimamente abusano in democrazia e accolgono al loro interno qualsiasi tipo di capo -bianco o colorato- senza alcuna selezione all’ingresso).
Una volta vestita, sono pronta per iniziare una di quelle classiche giornate in cui pregherò Dio di non rimanere vittima di tamponamenti o guai stradali. E non certo per questioni di salute, quanto per non rischiare di essere smascherata dal personale dell’ambulanza, alla cui discrezione voterò tutta la mia speranza (già mi immagino ad insistere affinchè sul referto venga inserita la voce “perizoma” nella sezione indumenti).

Davanti al mio amico, dunque, ho vissuto tutto il peso di una profonda responsabilità morale: pillola rossa o pillola blu? Dura verità o comodo pisolino pomeridiano nella menzogna?

Se avessi vuotato il sacco, avrei screditato l’intera categoria femminile. Svilito per sempre un cromosoma -X- che per anni aveva resistito indomito nel mito del proprio fascino, non solo d'occasione, ma anche casalingo. 
Non potevo, sarebbe andato contro tutti i miei principi.

Per cui, ho risposto l’unica cosa che una vera Xena the warrior princess con senso dell’onore avrebbe dovuto dire: “Sì, effettivamente, indossare un intimo non coordinato è un’evenienza –tra l’altro rara- che per noi donne può essere fonte di disagio. Avete fatto bene ad andare da Feltrinelli per il regalo, alla fine”.

Ragazze amanti della Germania Est e Ovest, il vostro segreto è salvo (seppure, dopo questo post, non il mio).


Per la giornata di oggi, Branko predice una “occasione fortunata” (giuro). Spero che si riferisca al lavoro o al gioco d’azzardo, perché al momento, visto il mio cassetto, non posso permettermi di sfidare tanto la sorte su altro.

venerdì 24 febbraio 2012

Relativismi anagrafici.

Qualche sera fa, un amico mi raccontava di una sua frequentazione brevemaintensa con una occasional lover di 21 anni.
 In prima battuta, mi è venuto da pensare che i miei evidenti 33 sono solo un apostrofo rosa tra le parole Nato a  e Residenza della carta d'identità e che anche il mio spirito è fresco e spensierato come quello di un giovane in fila dalle quattro di pomeriggio davanti ai cancelli di un concerto che inizierà soltanto cinque ore più tardi. Invece, subito dopo, mentre ancora parlava, i miei ultimi dieci anni mi sono pesantemente caduti addosso, per frazioni di secondo dense come la popolazione di Città del Messico. E, più che vedere il film della mia vita mentre il mio aereo precipita, ho rivissuto tutti gli anni duemila sulla sedia di una cucina, attraverso le voci di sconosciuti, amici e nemici che si sono relazionati a me.
 "Chiamava per l'annuncio?"- "Con la presente la proclamo dottoressa"-"Guardi, signorina, che la prossima volta saremo costretti a protestarla"- "Giuro che stavolta non ci ricasco"- "Corri, lui vuole picchiarmi e mi sta facendo paura"- "Ho scoperto che è sposato e ha due figli", "Nonno è caduto e non si rialza più"- "Non voglio fare l'amniocentesi"- "Sono incinta!"- "Mi ha chiesto di sposarlo, ma non sono sicura. Che faccio?"- "L'abbiamo portato dal veterinario, ma non ce l'ha fatta"- "Mio padre sta malissimo. E pensare che fino a un mese fa passeggiavamo insieme"- "Francè, daje 'n po' du' scatoloni del reparto frutta a 'sta ragazza, che deve fa' er trasloco"- "Vado in Africa"- "Ho vinto l'assegno di ricerca, credo che in Italia non tornerò"- "Mi racconti una favola dopo che abbiamo giocato?"- "Il bambino è al pronto soccorso e nessuno ci sta capendo niente"- "Quando ho scoperto di essere gay ho pensato di uccidermi"- "Non ho soldi"- "Mi si è cappottata la smart, sono viva per miracolo"- "Sarè, io non ti amo più"- "L'azienda ha chiuso e sono tornato da mamma"- "Sono stanca"- "Lui ha un'altra"- "Lei ha un altro"- "Se n'è andato da dieci anni, ma è come se fosse ieri".

Ok, non ho più ventun anni. Però ancora me la cavo a smanettare con il cellulare, mi piacciono Rihanna e Lady Gaga e so a memoria tutte le puntate dei Simpson (per inciso, i miei preferiti sono Lisa e il commissario Winchester).

Per la giornata di oggi, amici della bilancia, il nostro non fallibile Branko ci invita a stare in guardia: saremo tutti preda di una gelosia incontrollabile. Il che sottintenderebbe la presenza di una persona su cui sfogare il proprio senso del possesso che fu prealessandrino.

...

Forse ci sono previsioni astrologiche che possono indistintamente riferirsi, oltre che a nomi specifici, anche a cose, città, animali e piante.
Mi toccherà guardare torvamente tutti gli amici interessati ai miei gatti o al gelsomino sul balcone di casa.


venerdì 17 febbraio 2012

Macelleria sociale. Come precludersi uno o più Valentini.

Mentre ragionavo sul perchè non abbia mai festeggiato San Valentino (giungendo alla conclusione che i festeggiamenti mancati non dipendevano tanto dal mio atteggiamento intellettualmente distaccato da certe ricorrenze commerciali, quanto piuttosto dall'assenza cronica di un cristiano che mi comprasse una rosa made in Bangladesh e mi portasse a cena quel giorno), ho valutato che scarseggio in appuntamenti perchè sono la prima nemica di me stessa.
La mia direzione si riserva una rigida selezione all'ingresso che non mi consente alcuna facile compagnia eterosessuale maschile singolare (salvo poi raccomandarmi al peggiore dei luciferi ben vestiti, ai quali finisci per dare ragione su tutto, pur di garantirti in esclusiva il loro sorriso magico).
Ognuno di noi, infatti, ha delle intolleranze a cose effimere che, se manifestate al momento sbagliato (cioè all'inizio, quando sei ancora in fase messaggistica e prima di rispondere pensi per un quarto d'ora alla tua frase d'effetto -scritta e cancellata svariate volte- , giustificandoti però dei minuti trascorsi con uno "scusami se non ti ho risposto subito, ma al lavoro oggi è un inferno"), possono davvero sancire la fine.
Io, per esempio, ho difficoltà a condividere una cena o un cinema con: chi 1) scrive il nesso -ch- con la K; 2) abbonda impropriamente di punti esclamativi (i punti esclamativi, diceva Moravia, sono applausi fatti a se stessi. Non peccherei d'immodestia già al primo sms); 3) allunga oltre misura le vocali in fine di parola (es. "Ciaooooo". No); 4) digita bhe invece di beh, per iniziare una frase; 5) usa più (o meno) di tre puntini di sospensione.
Da questo Sillabo si evince che praticamente non mi si può scrivere un messaggio al volo mentre si è fermi al semaforo, perchè io non avrò quella razionalità tipicamente maschile di pensare "le sue sgrammaticature dipendono dal fatto che certamente ha scritto il messaggio al volo, mentre era fermo al semaforo". Ma valuterò immediatamente di avere avuto la prova che lui non è l'uomo per me, che questi errori di punteggiatura sono le prime avvisaglie di un amante dei libri di Fabio Volo e delle lezioni di cinema italiano spiegato da Brizzi. Finiremmo per litigare per il fatto che a me piace la programmazione del Greenwich e a lui quella del Warner Village, che io amo la bossa nova e il jazz, mentre lui è un appassionato degli anni Ottanta. Tutto questo, ovviamente, solo in virtù di una virgola sbagliata perchè, magari, è scattato il verde. Rendiamoci conto.

Un giorno tutti questi insulsi paletti mi soffocheranno. Come puntelli di frassino piantati nel cuore.
E poi dici che non ho accompagnatori per San Valentino.

Per la giornata di oggi, amici della bilancia, Branko ci suggerisce di concentrare le nostre energie sulla famiglia d'origine.
Leggi: di questi tempi, se volete che vi sia donato un fiore, chiedete ai vostri genitori.

mercoledì 8 febbraio 2012

Ed io non sarò più una Capuleti.

Vi è mai capitato di essere invitati ad una di quelle serate "giochi da tavolo difficili-pizza-birra-noccioline-toblerone-risate" in cui condizione essenziale per vincere è la perfetta commistione di cultura e riflessi pronti, mentre voi notoriamente difettate di entrambi?
A me sì. E, generalmente, non vinco mai. Anzi, vi dirò di più, faccio cadere in fallo la mia squadra proprio sulle materie che dovrebbero essere di mia stretta competenza, dando a tutti l'impressione (fondata) di aver frequentato l'università soltanto per entrare nel fichissimo giro dei concerti a cinquemila lire o per imparare l'arte del tresette (cosa che effettivamente è accaduta. Dunque oggi so contare con perizia carte e punti, ma non ho la più pallida idea di chi sia Callimaco).
Mi sono interrogata sullo spiacevole fenomeno e ho capito che tutto questo accade perchè la mia RAM è decisamente a capienza limitata. Nel senso che se necessito di conservare in memoria una serie di informazioni sul periodo medio-lungo, ho bisogno di far loro posto togliendo qualcos'altro. Conoscenze per sottrazione che io spaccio a me stessa per "cultura in continuo restyling".

Per quale motivo, dunque, non ho saputo conseguire nessuna delle lauree marroni o gialle stavolta?
Perchè da un mese a questa parte, per fare colpo sul proprietario del nuovo negozio di animali dove mi rifornisco di croccantini per i miei felini, sto interrogando San Google sulle proprietà organolettiche del patè al salmone e sui vantaggi di unire in una sola scatoletta pesce e carne. Lo scopo conclamato è quello di tornare in quella affascinante bottega e dare sfoggio della mia cultura pseudo veterinaria (imparata a memoria in una notte).
Inoltre, in nome di un sorriso dalla perfetta dentatura, sarei pronta a rinnegare mio padre, dimenticare il mio nome e a non essere più una Capuleti. Avete presente quando vendete in saldo la vostra anima e il vostro sistema di valori? Ecco. Nel caso specifico: sono sempre stata contraria alla vendita di animali, i piccoli amici dell'uomo vanno salvati dai canili o dalla strada e non mercificati, no alle pellicce, no alle borse di coccodrillo, abbasso il patè d'oca, lunga vita alle foche. Ma, sarà perchè sono della bilancia e dunque un'esteta, adesso, in quel negozio, causa un paio di occhi verdi e quella barba di qualche giorno che vince tutti i pregiudizi, mi ritrovo a definire GENIALE il business dei conigli nani, che sono gli animali da compagnia del futuro, anallergici e poco impegnativi (non è vero: so da fonti accreditate che decine di cavi usb sono stati sacrificati alla dentatura del domestico dio coniglio. Inoltre si dice che chi li possiede si penta presto della loro anaffettività codarda).

La verità è che, in virtù di questo principio (che, del tutto convenzionalmente, chiameremo "disistima nei confronti della propria personalità e degli interessi ad essa correlati"), negli ultimi 15 anni sono diventata fan accanita di -in ordine sparso-: heavy metal, manga giapponesi, chimica inorganica, vini del Collio, Tiger Woods, Formula Uno, letteratura fantasy, autoricambi, orsa maggiore e orsa minore, guerra di secessione, spinning, George Lucas, pallacanestro, teatro dell'assurdo, sistemi operativi, jambè.
E, attenzione: molte di queste enciclopediche conoscenze non sono valse neanche a farmi ottenere un primo appuntamento.

Con voce rassicurante, Branko ci suggerisce che per gli amici della bilancia questi saranno giorni di importanti riconoscimenti professionali. Mal che vada otterrò un impiego nel settore del mangime secco.